“Il mio nome è Maelle” cap 7

la copertina del racconto

SEQUESTRO GIORNO 7

Questo pomeriggio pensavo che mi sarebbe piaciuto nascere in un tempo in cui la gente scendeva in piazza a protestare davvero per i propri diritti.

Sicuramente ti starai chiedendo che posso tranquillamente godere dei risultati di quelle lotte con zero rischi e con tutti i comfort ma io mi sento in colpa.

Conoscendomi sai che non avrei mai avuto il coraggio di piantarmi davanti alla polizia o di coricarmi davanti ad un carro armato come ha fatto Maria Occhipinti, con il movimento dei “Non si Parte” nella Sicilia della Seconda Guerra Mondiale, ma di sicuro sarei stata in piazza. Magari in un angolino mentre con macchina fotografica o penna documentavo tutto.

Questi pensieri mi hanno riportato alla mente un ricordo.

È incredibile come questo tempo stia fruttando e, anche grazie al fosforo ingerito in questi anni (come direbbe nonna Matilda), la mia memoria funziona ancora!

Una volta scrissi un tema, la storia te la racconto dopo, adesso te lo trascrivo per come lo ricordo. Considera che era il tema da un punto di vista maschile su una tematica femminile, senti già fuochi e fiamme?

“Non so cosa si prova a vivere in un mondo che non è stato pensato per te. Sono un ragazzo e per questo sono nato con privilegi ed opportunità che le mie compagne non hanno. Anche se frequentiamo la stessa scuola o lo stesso gruppo di amici, solo perché sono donne, si trovano rilegate ai margini della società.

Ogni mattina mi sveglio consapevole che non dovrò lottare per affermarmi o farmi rispettare e che anzi verrò incitato da tutti per esercitare la mia “superiorità” e la mia “virilità”. La sera esco, indosso ciò che voglio e posso tornare tardi perché so che nessuno tenterà di stuprarmi. Posso intraprendere tutte le relazioni amorose di questo mondo ed anzi, potrò fare di ogni ragazza un trofeo perché so che verrò applaudito dagli altri e che nessuno penserà mai di dirmi che sono un “ragazzo facile” o un “poco di buono”. Da grande avrò un lavoro, verrò pagato circa il 30% in più delle mie colleghe e nessuno mi chiederà mai se vorrò avere dei figli perchè questo comunque non influirebbe sulle mie prestazioni, insomma sono le donne a crescere i figli. Nessuno mi giudicherà se deciderò di avere tanti figli o di non averne nessuno perché comunque occuperò posizioni di “potere” e “supremazia”. Non avrò un ruolo nella società solo se procreo e mi occupo dell’accudimento. A casa potrò poltrire sul divano mentre qualcun altro mi pulirà le scarpe e mi toglierà il piatto dalla tavola e sarò considerato da tutti, comunque, un buon padre di famiglia.

Che schifo.

Queste sono solo alcune delle cose che la nostra società maschilista vuole imporre come giuste verità e linee guida ai ragazzi come me. Sono azioni, pensieri e parole che continuano ad avere come obiettivo la sottomissione della donna, in quanto tale, per poter esaltare una supremazia maschile che non esiste in realtà ma che è solo un pensiero radicato nella mente degli stupidi. Mi sento in colpa per essere nato in quella parte “fortunata” del mondo che non saprà mai cosa significa lavorare più del doppio dei propri compagni e colleghi per avere comunque meno di loro. Non saprò mai cosa significa attraversare le strade con la paura che qualcuno ti prenda dai fianchi e voglia con violenza prendersi qualcosa che è tuo. Non saprò mai cosa significa ricevere uno schiaffo solo perché ho deciso di esercitare la mia libertà volendomi ad esempio truccare.

Mi faccio schifo a sapere di essere nato in quella parte di mondo che ha fondato un’ immaginaria superiorità a discapito della libertà e della vitalità di altri esseri umani, diversi da noi ma eque in dignità e unicità.

Provo vergogna nel pensare che un ragazzo come me possa pensare di poter “possedere” una ragazza solo perché si considera “il sesso forte”. Ma forte per cosa?

Noi ragazzi, il culto della mascolinità tossica e tutto questo apparato culturale, che ci gira attorno, non fanno altro che allontanarci dalla nostra realtà umana che viviamo ogni giorno. Vogliamo nasconderla, la nostra fragilità, per paura di essere catalogati come deboli, “femminucce” e quindi attacchiamo per non essere attaccati. Vige sempre la legge del più forte.

Realmente, a volte penso che tutte queste differenze siano così prive di logica che mi arrabbio al pensiero che esistano ancora oggi.

Donne e uomini sono esseri umani e questo dovrebbe bastare per annullare tutto il resto. Siamo diversi anatomicamente ma meritiamo equità davanti alle nostre aspirazioni, stesso conforto per le paure e giusti bisogni per ciò che ogni sesso richiede.

Le donne sono libere, ma non perché qualcuno ha dato loro il permesso di esserlo, ma perché sono nate indipendenti e uniche esattamente come sono nato io,  uomo.

La donna non è un oggetto che prendi e lasci quando vuoi; il suo corpo è suo e non puoi pensare di possederlo ma soprattutto la sua voce e la sua mente sono rondini che devono essere libere di volare. Esattamente come le mie, come quelle di tutti.

Io mi impegno giorno dopo giorno ad essere la versione migliore di me stesso e provo a combattere con tutte queste voci che mi arrivano dall’esterno, dagli altri uomini o da quelle donne che, purtroppo, hanno iniziato a dare ragione al patriarcato perché “forse è giusto così”, rassegnandosi ad una realtà che le vuole schiave.

Prendo esempio, per migliorare, dalle donne che incontro: da quelle della mia famiglia a quelle che si occupano della mia istruzione e così via…

Donne che mi lasciano stupito per la loro forza e alla fine decido di somigliare più a loro e meno agli altri uomini perché nel voler denigrare gli altri per sentirsi più forte ci vedo solo il segno di debolezza più grande del mondo.”

Questo è il testo che ricordo, più o meno, penso che suonerà così.

Sinceramente non avevo mai pensato di scrivere sottocommissione e soprattutto un qualcosa che potessi poi classificare con un prezzo. Del tipo: “ Dammi 20 euro e ti faccio il tema”. No, non era assolutamente un’alternativa che avevo considerato. 

Eppure scrivere è sempre stata l’unica cosa che so fare e che, comunque, mi riesce anche abbastanza discretamente. Considera che ho sempre avuto così tante idee in testa che mi è sempre sembrato di esplodere. Quindi bastava penna e carta, un computer, un telefono, qualsiasi cosa ed ho sempre scritto con facilità. 

La scrittura è un modo efficace per mettere musica nel mio silenzio, ordine nel mio disordine e vitalità nella mia aridità. 

Anche alle superiori mi bastavano 10 minuti per un tema, 15 se proprio volevo strafare con le colonne. Non mi sto vantando ma è solo per farti capire l’esigenza che diventava quasi compulsione.

Ma è il momento che ti racconti la storia di questo tema.

Un giorno arrivò nella mia classe questo tizio vestito come se fosse uscito da una boutique di alta moda che chiedeva di me.

Non sapevo se ridere perchè lo trovavo ridicolo o piangere perchè uno così mi stava cercando. Ero terrorizzata dal mondo, anche un omino griffato come lui mi faceva paura.

Ciò che mi colpì subito, però, fu l’infantilità dei suoi modi e dei suoi ragionamenti. Sembrava un bambino mai cresciuto.

Sapeva di essere ricco, di essere vestito con capi firmati di tutto punto ma soprattutto sapeva che i suoi lo avrebbero tirato fuori da ogni situazione pagando qualunque prezzo. Però non aveva un’intelligenza emotiva che gli permettesse di provare sentimenti come ogni ragazzo di 16 anni e per questo appariva ancora più infantile . La sua emotività era come bloccata da un trauma, una sorta di “complesso di Edipo” con un mix di daddy issues.

Questo vuoto che avvertivo mi rendeva inquieta e quando scoprii delle voci che giravano su di lui di sicuro non mi sentii più tranquilla. Si diceva avesse aggredito, quasi mortalmente, una ragazza transessuale dopo averla ingannata fingendo un’interesse verso di lei. L’aveva portata in un posteggio, con la scusa di un appuntamento romantico, ma lì trovarono alcuni amici del ragazzo ed iniziarono l’aggressione. Avevano iniziato a tirarle pietre mentre le gridavano parole di odio transfobico.

L’avevano gravemente sfregiata. 

Gli altri sono riusciti a tirarsene fuori e le accuse erano ricadute tutte su di lui in quanto era stato designato da tutti gli altri come organizzatore dell’accaduto. 

Se veramente questo omuncolo di 1 metro e 60 era riuscito a rilasciare così tanto odio, con l’aggravante di voler fare il figo pensando di essere divertente nella violenza, beh penso che deve avere davvero dei brutti complessi di inferiorità misti a devianze. 

La ragazza dopo il presunto fatto ha cambiato scuola e città e si dice che la sua famiglia abbia accettato il risarcimento di mezzo milione di euro in cambio del ritiro della denuncia.

Forse ancora una volta i soldi di mammina e papino gli avevano salvato il culo. 

Il suo maschilismo, però, lo avevo comunque intuito, a prescindere dalle voci, da come si è posto nei miei confronti ma soprattutto da come mi guardava: 

“Senti…Maelle?!”

Ed io prontamente risposi: “È un domanda o un’ esclamazione?”

La sua faccia da ebete la ricorderò per sempre (ed in fondo non penso sapesse la differenza).

“Si sa in tutta la scuola che tu scrivi, fai concorsi e cose così insomma. Io non è che non le sappia fare queste cose- nono certo- solo che sono impegnato tra il calcetto e la mia vita sociale… ceh, parliamoci chiaro non ho tutto questo tempo per stare a casa come fai tu. Quindi ho pensato di farti una proposta: se mi dici quanto vuoi, potresti farmi il tema di italiano per quella palla della festa della donna? La mia professoressa pensa che esiste ancora il femminismo e ci ha lasciato questo tema da consegnare e leggere in classe. Ti va bene?”

Quella fu una delle poche volte in cui il mio essere pacifista mi stava dicendo “Addieu” perchè la voglia di tirargli un ceffone era più grande. Lo so che sono cose che non si dicono ma lui mi stava irritando. E poi cosa rispondere? Di sicuro io non avevo un prezzo nè tanto meno la mia scrittura (soprattutto per un misogino, omofobo e razzista come lui) ma dall’ altro lato non volevo sprecare l’occasione di spillargli dei soldi con il fine supremo di mettere in “bocca” di un maschilista parole femministe. Poi non sai che godimento sapere che le avrebbe lette davanti a tutti…

Velocemente nella mia mente feci una sorta di bilancio e risposi a gran tono: “50 euro”. 

Un prezzo folle ma sapevo che non mi avrebbe mai detto di no, soprattutto per orgoglio e così fu. Ad accordo preso, e dopo aver ricevuto la somma sul mio Paypal, iniziai a scrivere le parole che ti ho riportato sopra e in meno di un’ora il tema era già pronto in formato PDF per la stampa. 

Non l’ho mai più  rivisto, so da fonti molto vicine a lui che durante la lettura del tema grondava di sudore e la sua faccia contrariata è ancora oggi uno degli spettacoli più belli mai visti.

Ho pensato di aver sbagliato perchè comunque “mi sono venduta” ma l’ho fatto per un fine più alto, non giudicarmi.

Sei femminista?

Io non so cos’è il Femminismo (con la “f” maiuscola) ma penso di sapere cosa significa essere femminista. 

In ogni caso, a differenza di quanto molti pensano, non ho mai visto nell’altro sesso un nemico ma solo qualcuno che ha bisogno di essere rieducato al concetto di uguaglianza ed equità.

Sai che non sono sinonimi? Io l’ho scoperto soltanto da poco.

L’uguaglianza esiste se partiamo tutti dallo stesso livello, l’equità esiste dando ad ognuno ciò che gli serve per raggiungere lo stesso livello. Se io sono alta 1,70 avrò bisogno di un supporto di 10 cm per raggiungere un pacco di biscotti nello scaffale superiore. Ma se tu sei alta 1,60 ti servirà un supporto da 20 cm. Ecco cos’è equità. Raggiungere lo stesso obiettivo avendo bisogno di supporti diversi.

Molte volte mi hanno dato della “femminista”, quasi fosse un insulto, semplicemente perchè per ignoranza lo hanno interpretato con un: “tu pensi che le donne siano migliori e che gli uomini fanno schifo”. Pensate davvero che siamo così stupide da ripagare con la stessa moneta? Che odiare gli uomini, come voi le donne, possa portare ad un qualcosa? 

Io sono femminista perchè sogno un mondo dove non devo alzarmi la mattina e dover lottare per qualcosa solo perchè sono una donna. Sono femminista perchè le mie membra sono stanche e voglio solo trovare il mio posto nel mondo senza che nessuno mi molesti e senza nessuno che pensi di avere diritti, che non ha, sul mio corpo e sulla mia mente. Sono femminista perchè anche se mi hanno stuprata due volte io sogno la parità. 

Ho sentito uomini parlare di “meritocrazia dimenticata” a causa delle “quote rosa”  come se la nostra società fosse una società equa in cui poter applicare il falso mito della meritocrazia. Le “quote rosa” sono un piccolo strumento che abbiamo per essere presenti anche in quegli ambienti maschilisti di default, non siamo ancora ad un livello di parità per poter prediligere solo “quelli bravi” indipendentemente dal sesso. CI SERVE UNA LEGGE PER POTER RAGGIUNGERE CERTI AMBIENTI E TU, UOMO BIANCO CIS ETERO, MI PARLI DI MERITOCRAZIA?

Lo so, se tu fossi accanto a me mi stringeresti la mano per tranquillizzarmi. 

Ho capito anche, con tanta difficoltà nell’accettarlo, che essere femminista è una battaglia anche per gli uomini. Perchè hanno bisogno di qualcuno che lotti “per” e “con” loro per liberarli dalla mascolinità tossica. Hanno bisogno di qualcuno che gli dica che piangere va bene e che “non sentirsi perfetti” non ti rende meno virile o meno adatto ad un ruolo ma solo umano. Il lavoro da fare è parallelo perché solo quando ci saranno uomini disposti, con coraggio, ad accettarsi fragili e non superiori e donne che, con coraggio, decidono di essere libere e non più “in dovere di…” che si raggiungerà veramente la parità. Forse non esisterà neanche più il femminismo perchè ci sarà solo l’essere umano senza più lotte, perché nessuno sovrasterà l’altro e nessuno starà all’angolo.

La lotta mi ha scaldata ed ora non mi va più di scrivere, scusa.

Proverò a recuperare una sigaretta da qualche parte, magari corrompo una guardia o non so. Proverò ad immaginarla.

Ma ho bisogno di tabacco.

N.B.

Ho ripreso il foglio ma ora è notte e la lotta emotiva di oggi mi ha fatto sentire nostalgia di casa. Mi sento una pezza ed ho voglia di Natale. Ho scritto perchè possa rileggere quando avrò voglia di sentire qualcosa. Mi capita di essere apatica, so che è un male però succede. Soprattutto qui a volte è un modo per sopravvivere.

Ma prenderò rimedio, non voglio cambiare la mia natura a causa loro.

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