“Il mio nome è Maelle” introduzione+cap1

Ho scritto “Il mio nome è Maelle” come un flusso di coscienza che nasceva dalla parte più profonda del mio “io” e si faceva spazio tra le inarcature della mia anima.

Ho buttato in questo lungo racconto tutto il dolore che avevo dentro, quello mio e quello di tante persone che avevo conosciuto fino al momento della stesura. Questo scritto raccoglie parte della mia storia ma soprattutto la storia di chi una voce non ce l’ha.

Ho deciso di pubblicarlo qui, sul mio blog, a puntate. Come se fosse un romanzo di appendice di Joyciana memoria. Molti si erano interessati a questo scritto per il suo carattere politico ma non è e non sarà mai solo questo. Voglio che la mia voce sia forte e chiara. Voglio solo essere libera.

Ecco la prima parte di questa storia.

la copertina del racconto

INTRODUZIONE

“Il nome Maelle ha origini celtiche e deriva dalla parola “mael” che significa “capo”.”

Il taccuino riportava questa frase sulla prima pagina.

Mi sono chiesta cos’è un nome?  

I nomi sono importanti perché ci permettono di avere un’identità e di sentirci presenti nella vita, nelle discussioni, nelle menti e nei cuori degli altri. Il nome che ci danno ci permette di avere un ruolo e ci aiuta a ricordare che non siamo numeri. 

L’essere umano ha bisogno di dare nome alle cose perché sennò non riesce a renderle reali. Abbiamo bisogno di concretezza perché la dimensione dell’astratto e del vago ci rende impotenti.

Un dolore non viene superato se non viene nominato e verbalizzato. 

Una persona non ha reale importanza nella nostra vita finché non iniziamo a chiamarla per nome e non la scordiamo davvero fino a quando non ne dimentichiamo il nome. Credo nella potenza evocativa e distruttiva della parola ed ecco perchè penso che ognuno di noi si potrà salvare solo grazie a quello che ha bisogno di sentirsi dire, e quindi, ad una parola.

Dopo quella prima pagina così potente, seppur così spicciola nella sua conformazione, ho deciso di richiudere quel taccuino, che sembrava ancora umido, e posarlo nel sacchetto delle “prove”.

“Non è roba mia” mi ripetevo.

Ma come faccio?

Da quando l’ho trovato, nello zaino malamente rattoppato, maleodorante e sporco di fango mista a sabbia, io non faccio che pensarci. 

Non smetto di chiedermi ed interrogarmi.

Allora, quasi avessi le smanie, lo riprendo e dico: “Lavinia solo 5 minuti mi raccomando”.

Ho iniziato a sfogliarlo, prima fingendo disinteresse e poi addentrandomi: ma cos’è veramente?

Cosa c’è oltre un mucchio di fogli bianchi impilati male?

Un taccuino  può essere pieno di vita anche quando la vita passa.

Nelle pagine si respira essenza, anche nell’assenza, e desideri, anche nella tempesta.

Confessioni verso se stessi o verso chi si ama.

Mondi nascosti sotto scarabocchi e sensazioni a bordo di pagina.

Ho capito sin da subito  che dentro a questo taccuino c’era qualcosa in più. Che quello che avevo tra le mani era qualcosa di diverso.

Qui c’è la storia di chi lotta per essere sé stessa, di chi ama senza condizioni e di chi è disposta a tutto pur di salvare ciò in cui crede.

Potrebbe essere la storia di ognuna di noi anche se la protagonista si chiama Maelle.

Mi sento in colpa nel leggerlo ma non riesco a smettere. Il tempo mi sta sfuggendo dalle mani e la narrazione mi sta trasportando. 

Forse sto andando oltre dei confini, senza alcun permesso? 

Forse.

Ma in questo spazio, in questo tempo e in questa predisposizione di anima io mi sento risuonare tra queste pagine.

Ne ho bisogno, quasi egoisticamente. 

Ho bisogno di capire a cosa mi porterà. Ho bisogno di sentire come la mia anima sa vibrare e sussultare ad ogni riga.

Spero che la proprietaria non si arrabbi. Spero di non essere scoperta.

La notte è lunga e in commissariato la quiete è molta, potrei farcela.

Mi arresto e penso:

in fondo anche “Io sono Maelle”.

            1.     Fiore di Mandorlo

SEQUESTRO GIORNO 1

Brenda, amore mio,

ho deciso finalmente di scriverti cose che non sai di me perché ora non ho nessuna scusa per rinviare. Non ho più niente e nessuno a cui aggrapparmi se non alla mia penna. Ti avevo promesso che un giorno ti avrei raccontato tutto ed ora quel giorno è arrivato e ne sento quasi l’intimo bisogno.

Non sarà facile scrivere di me… sai come mi chiudo a riccio e divento quasi “Ermetica”.

Ho paura e sto soffrendo qui sotto.

Ogni raggio di sole che arriva è il ben accolto in questo spazio che non riesco a definire. 

Perdonami se i miei ricordi ora appaiono sfusi come biglie precipitate giù da un piccolo sacchetto che era stato fin troppo stretto da aprire. Ho sempre preferito tarpare le ali ai miei ricordi che alla fine non mi sono mai concessa il privilegio di librarmi tra gli spazi delle emozioni e del tempo, che ora tanto rimpiango. Proverò a parlarti della mia vita e di chi sono veramente (anche se sai già quanto sia maledettamente un casino). 

Perdonami se ti deluderò, se ti sentirai ferita per tutte le parole non dette, per tutte quelle volte che ho rifiutato il tuo aiuto e ho preferito  fare da sola. 

Sai che ho sempre amato chiacchierare; l’attualità mi ha fatto gola e il passato mi ha sempre spinto a riflettere. Parlare dei problemi del mondo, delle cose belle e banali o del dolore degli altri non mi ha mai messo in imbarazzo. Anzi, posso dirti, che nell’eloquenza e nell’apparente espansività ho sempre trovato un punto di forza che mi facesse sentire brillante agli occhi dei miei interlocutori. 

Ma sai che c’è?

Che tutta questa apparente perfezione conserva un sottofondo amaro che non merita di trovare luce perché me ne vergogno profondamente. L’idea di parlare di me, del mio substrato intimo e di tutte le paranoie che il mio cervello costruisce mi immobilizza. L’incomunicabilità che i grandi pittori del ‘900 descrivevano nelle loro opere io non la sentivo nel rapportarmi con gli altri, ma nel rapportarmi con il mio “io”. Avrei voluto che io fossi silenzio, avrei voluto trovare il bottone “off” ma soprattutto avrei voluto non sentire nulla di tutto quello che in realtà percepivo in un modo amplificato, sia a causa della mia naturale tendenza all’esagerazione sia per questa ipersensibilità che mi aveva dotato di un potente ricevitore di segnale di ultima generazione.

Capisci, adesso, quanto mi è difficile?

Perdonami. Perdona l’incoerenza di molte parti della mia vita e gli errori che ho commesso per futili motivi.

Ti prego di non provare pena per me e per ciò che sono stata. 

Solo il pensiero di distruggerti mi distrugge. 

Bastano già le pene del tuo vissuto…

Non dimenticare che queste pagine sono la cosa più importante che ho, sono la mia eredità.

Sai che la paura dell’oblio mi insegue sin dalla tenera età?

L’idea di scomparire dal ricordo e dal cuore delle persone che ti hanno conosciuto è la cosa più straziante al mondo. In fondo, cosa ti rende più immortale dell’amore? Ogni essere umano merita qualcuno che lo pensi anche quando non è più carne.

Ti prego, ti prego, ti prego.

Abbi cura di me, anche quando non ci sarò.

Il mio nome è Maelle. 

to be continued

Un pensiero riguardo ““Il mio nome è Maelle” introduzione+cap1

  1. Maria Lucrezia, nei suoi scritti, possiede un’abilità straordinaria nel penetrare l’anima dei suoi lettori, riuscendo a dar voce ai pensieri e ai sentimenti più profondi e spesso inespressi. La sua sensibilità e la sua empatia le permettono di diventare una portavoce autentica delle emozioni umane, riuscendo a rappresentare e a far emergere i sentimenti di chi, per vari motivi, non riesce a esprimerli.
    Le sue doti d’introspezione sono notevoli; attraverso una profonda analisi interiore, Lucrezia riesce a esplorare gli angoli più nascosti dell’animo umano. Le sue capacità espressive trasformano questa analisi in una forma d’arte che non solo racconta una storia, ma offre anche ai lettori una via di catarsi. La sua scrittura diventa così un mezzo attraverso il quale il lettore può trovare sollievo, comprensione e, infine, un senso di liberazione emotiva.
    Lucrezia sa creare un legame potente con chi legge, invitando a un viaggio interiore che rivela la complessità delle emozioni umane, rendendo ogni sua opera un’esperienza toccante e profondamente riflessiva.M.Antonina Rubino

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