Il Peccato

Nulla tratteneva le flebili piogge
e il loro canto accorato,
finalmente,
rincuorava il seme che gemeva sepolto.
Mesi erano passati
dall’ultimo pianto e
il fuoco arrogante,
volteggiando sulle punte,
cancellava il ricordo di ciò che era
e impediva la nascita di ciò che poteva essere.

La terra, dalle fragili zolle,
richiamava attenzioni
chiedendo aiuto.
Sola e senza più radici
erra nel buio,
tra l’aria grigia di una città
e il silenzio assordante dello smog.
Elemosinando amore da suo figlio,
alienato e privo di scrupoli.

I mari,
danzando sull’equilibrio sospeso della vita,
collezionano plastica
come unico conforto.
I pesci giocano con la morte
mentre lì,
ove il sole non sorge,
vi sono immense distese di fango.
L’orso dal pelo non più bianco,
macchiato dal peccato dell’umanità,
spicca
tra la natura che muore e
l’uomo che stolto ignora.

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