Che Cosa Indossavi?

Indossavo la mia calda felpa autunnale,
quella di due misure in più per coprire i miei difetti,
quella abbastanza grande da scaldare la mia solitudine.
Avevo i miei jeans di un colore blu oceano…
Adoravo il loro accostarsi al rosa timido della felpa.
Mi ricordavano l’alba e il mare
in quelle giornate estive
che sorgono con la speranza
che ora non ho più.
Avevo il trucco di sempre, quello leggero, giusto per coprire il mio pallore.
Le guance rosa, mi ricordavano la mia infanzia.
Il mascara nero mi imponeva di non piangere.
Il gloss rosa, beh credo semplicemente si adattasse al contesto.
Stavo andando a scuola come sempre, e ascoltavo la musica, la solita.
Indossavo il mio giubbotto, sperando che scendesse giù un po’ di neve.
Indossavo la mia grande sciarpa grigia, dove affondavo il mio viso intorpidito dal freddo.
Indossavo le mie scarpe da ginnastica nere, quelle di sempre.
Avevo voglia di andare a scuola quel giorno…
Il Prof doveva spiegare Freud, e Dio solo sa quanto io fossi curiosa di scoprire cosa c’era al di là…
Quello stesso oltre che ora ho paura di indagare,
Dove mi aspettano ancora i miei mostri
dove io non oso entrare.
Però, io, vi giuro, che camminavo a passo lento,
vi giuro che non mi ero mai voltata una sola volta.
Vi giuro persino che non mi ero mai accorta di nulla.
Indossavo la bellezza di sempre, quella modesta che mi era stata data.
Indossavo la vitalità di sempre, perché gioivo della vita che mi era stata regalata.
Indossavo la dignità di sempre, il rispetto che avevo imparato ad avere
e la consapevolezza di essere
un dono.
Vi giuro, uomini e donne in aula,
che ora puntate il dito,
che ora insinuate il dubbio…
IO NON VOLEVO.
Loro mi hanno raggiunta,
mi hanno immobilizzata…
Erano in 3, no forse 4 o addirittura 5.
Mi hanno tappato la bocca,
mi hanno gettato lo zaino per strada,
hanno rotto le cuffiette e
hanno spento il telefono.
Mi hanno buttato in una macchina
mi hanno bendata,
mi hanno trasportata come fossi merce
e…
Poi… poi…poi…
mi hanno usata per il loro godimento animale.
Luridi, infami.
Indossavo la roba di sempre,
ed ero quella di sempre.
Non avevo fatto nulla di male eccetto essere donna.
Non avevo fatto nulla di male, volevo provare a condurre una vita normale.
Ora, ora…
Ora non indosso più niente,
perché mi sento sempre nuda.
Sempre fuori posto.
Sempre con il vostro dannato giudizio negli occhi.
Sempre con l’insicurezza che mi tiene per mano.
Vorrei indossare, però, un abito rosso.
Vorrei poter dire ad una donna come me di non sentirsi colpevole.
Vorrei poterla abbracciare,
dirle che sono morta quel giorno
ma sto rinascendo di nuovo.
Insieme alla lenta
consapevolezza
e l’ancora flebile sicurezza
di aver fatto la cosa giusta per avere giustizia.
Perché io ho il diritto di avere giustizia.
Perché io sono giustizia.
Sono un essere umano.
UMANO, U-M-A-N-O.

Io sono il papavero rosso della libertà.

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