Mi chiamo Maria Lucrezia, ho 17 anni e sono una donna.
Grazie alla mia giovane età, riesco a prendermi ancora la briga di osservare e giudicare, con fare sospetto, il mondo che mi circonda…
Oggi i miei pensieri si sono soffermati sulla ormai nota festa commerciale dell’8 marzo.
Un’altra occasione utile ai negozianti che vedono, in questa giornata di lutto e di memoria, un’opportunità per fare soldi.
L’essere donna non può essere racchiuso in una festa che dura 24 ore, forse proviamo a impacchettare l’importanza dell’uomo in 12 o 24 o 48 ore?
No, perché noi tutti pensiamo che non ce ne sia bisogno…e invece per noi?
Non sapete che essere una donna è esattamente come essere un uomo?
È vero, abbiamo delle caratteristiche che ci rendono diverse, ma non per questo inferiori.
Infatti, da donna, non devo dimostrare niente a nessuno; non devo dimostrare di essere meglio di te, ragazzo, solo perché sono una ragazza e devo trovare il modo di farmi valere.
Sarebbe un errore da parte mia, un sottolineare qualche differenza che in realtà non c’è.
Sono sicura che potrei svolgere qualsiasi lavoro alla pari di un uomo e non avrei neanche bisogno di scendere a compromessi per fare carriera. Penso che potrei essere pagata allo stesso modo di un uomo, sconvolgente?
Ho la convinzione che non esistano lavori non adatti ad una donna. Se mai ci dovessero essere quelli che richiedono una prestanza fisica superiore, io sono sicura che una donna potrebbe allenarsi per raggiungere il risultato richiesto.
Comprendo anche che un uomo non abbia gravidanza da mantenere o allattamento frequente da portare avanti , (questo è quindi un motivo in più per assumerlo, no?) però sono sicura che anche un padre ha diritto ad un periodo di “paternità” per godere del suo piccoletto ed imparare a fare il padre.
Inoltre, voglio, ed è una pretesa, poter camminare per strada senza aver paura di sentire dei passi dietro di me, voglio non dover abbassare lo sguardo quando qualcuno inizia a fissarmi o parlarmi anche solo per chiedere indicazioni e di conseguenza accelerare il passo.
Vorrei che qualcuno, tra questi uomini, una notte, mi gridasse di non preoccuparmi e di rallentare il passo e il mio battito cardiaco ormai in tachicardia perché lui non ha cattive intenzioni, sta come me tornando a casa.
Mi piacerebbe che ogni uomo potesse provare lo stesso disagio nel vedere una ragazza come me, come voi, correre di notte con il telefono stretto in una mano e lo spray al peperoncino nell’altra.
Ma so che questo non basta, so che le pretese rimarranno pretese e che probabilmente verrò attaccata per ciò che penso e per ciò che il mio cuore aveva bisogno di comunicare.
Ripeto, ho soli 17 anni, sono una donna ed ho bisogno di credere in un futuro migliore.
Ho bisogno di sapere che i ragazzi che stanno crescendo con me, e quelli dopo di loro, non saranno i killer dei notiziari del domani.
Perché nessuno capisce? Perché arrivare ad uccidere chi è uguale a te?
Abbiamo bisogno di speranza, sentiamo la presenza di un’assenza: quella dell’umanità.
