Per cosa dire grazie?

È da tempo che non mi fermavo ed arrestavo la confusione che mi ruota attorno per poter finalmente dare voce a tutte le mie emozioni.

In questo ultimo periodo, che sicuramente definirei di “pausa meditativa”, ho pensato molto più a cibare la mia mente, leggendo e scoprendo così sensibilità a me parallele, ma non per questo estranee.

E sempre più, dopo numerose notizie che tristemente segnano le giornate, mi sono posta davanti un interrogativo… Oggi, in questo momento della mia giornata, della mia vita.

Per cosa dire grazie?

Sono una ragazza neo diciassettenne, ho così tanti sogni e tante ma proprio tante insicurezze.

E quindi, per cosa dire grazie?

Dico grazie per la vita. Per la possibilità che mi è stata data di un dono così tanto poco scontato. Ringrazio per la vita e ringrazio la vita. Perché non mi accorgo mai di quanto sia bella, perfetta nelle sue imperfezioni finché non tocco con mano il dolore della sua perdita.

Ringrazio perché ho delle gambe su cui camminare, delle mani con cui scoprire il mondo, delle orecchie con cui ascoltare e non semplicemente sentire e degli occhi grazie ai quali posso osservare e non solo vedere.

È in questa vita, che ora ringrazio tanto, che mi trovo a volte incastrata tra le pieghe della mia adolescenza, nella mia crescita che mi pone davanti a così tanti dubbi e scelte. Ma chi alla mia età non ne ha? Quanti di voi adulti alla mia età non ne ha avuti?

Eppure molte volte, sottovalutate queste piccole crepe, per paura forse di non riuscire più a colmarle, per paura di segnarci ancora di più. Vorrei dirvi che dietro il nostro modo narcisistico di porci davanti agli occhi del mondo tiranno, tutti abbiamo bisogno di sostegni ed esempi.

Dico grazie alle mie fragilità, perché tra i miei errori e i miei insuccessi mi sono ritrovata e mi sono scoperta umana. A volte dimentico i miei limiti, spinta dalla voglia ( forse non so quanto legata all’età) di superare limiti oggettivi con il più grande limite di pensare di non avere limiti o al massimo di avere limiti facilmente superabili. I miei insuccessi mi hanno ricordato che la strada da fare è ancora tanta, e che non sempre la vita dispone secondo ciò che la mente progetta.

Vorrei ringraziare per il dono dell’umanità, perché sono essere umano uguale ad altri 7 miliardi di essere umani. Perché quando mi sveglio nel silenzio della notte, so di non essere sola e che vicino o lontano, c’è un altro essere umano che può essere sveglio proprio come me.

Ringrazio per la parola Grazie. Perché rende ogni azione un gesto gratuito e non un obbligo. Perché scioglie i cuori e risana gli odi. È solo una piccola parolina, che può trasformarsi in un dono immenso.

Eh come non ringraziare per i miei sogni! Per tutte le speranze che li accompagnano. A volte ho così tanta paura di smarrire i miei sogni che quasi faccio fatica a lottare, preferirei tenerli ben lucidi e conservati in un cassetto che ora è diventata una cassettiera.

Eppure cosa c’è di più vero di sogni un po’ sgualciti e sporchi…

Ma quanti realmente credono più ai sogni? Chi parla più di sogni?

Nessuno.

Tutti abbiamo paura di condividerli perché ormai tutto appare un’impalcatura utopica che ognuno si crea per sopravvivere ad una realtà materialista e pratica.

Io ho il diritto e il dovere di sognare. E soffro per chi questo importante compito da essere umano non può più svolgerlo, per chi è ormai in ritardo e per chi, se pur in tempo, ha deciso di abbandonare ogni speranza.

Sognare non è l’equivalente dell’incoscienza dell’età o dell’inesperienza. I sogni sono sogni, sono ciò che desideriamo di più e ciò che ci manca.

Ed infine vorrei ringraziare chi è diverso.

Chi riesce, nonostante tutto e tutti, ad essere diverso da il “tutto” e i “tutti”.

Il diverso è poesia, è coraggio. Essere diversi aiuta ad essere se stessi.

Molto spesso chi è diverso ha paura della solitudine. Ma in realtà nessuno è mai così solo fin quando è felice di vivere bene con se stesso.

Non dovremmo mai dimenticarci di dire grazie.

Perché ci aiuta a vivere, perché: “No man is an island” ( nessun uomo è un’isola). (John Donne)

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